Masseria Barone Vecchio

Lecce

   

Storia e territorio

Immersa da sempre nel grande paesaggio olivetato della zona a nord di Lecce, la masseria Barone Vecchio con il suo aspetto severo, semplice e austero, ci riporta al pieno XVI secolo, caratterizzato dal sorgere di imponenti opere di difesa contro gli assalti di predoni. Faceva parte del feudo di San Marco e confinava col feudo di Cerrate.Ai suoi tempi il suo territorio era di modesta estensione, con appena 90 tomoli di terreno seminativo e 36 di olivi.

Nel catasto onciario di Lecce, la ritroviamo riportata per metà tra i beni di Saveria Prato, vedova di Pietro Paladini, e per metà a Tommaso Paladini (chierico beneficiato). Dal punto di vista architettonico la torre è leggermente scarpata alla base, e conserva una scala esterna munita di ponte levatoio.

Accanto alla torre c’è una grande una stalla, che in origine era il ricovero di animali bovini. Adiacente anche un ovile, che dimostra così il tipo di lavoro che animava questa masseria alle sue origini, caratterizzato dall’allevamento.

 

Non c’è traccia di frantoio, quindi le sue olive erano raccolte e trasportate nelle masserie vicine, probabilmente a Cerrate, per la produzione dell’olio. Al centro della corte interna, proprio davanti alla torre, c’è un singolare pozzo a forma di confessionale, e si tratta di un unicum in tutto il territorio salentino. L’impianto originario è tutto raccolto all’interno di un recinto rettangolare, con un piccolo giardino-frutteto alle spalle della torre. Di epoca più recente sono i locali addossati all’esterno del recinto.

In completo stato di abbandono, la torre è però sopravvissuta fino ad oggi e la sua struttura è ancora abbastanza solida da meritare un’opera di restauro per consegnarla al futuro.

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