Una fortezza nascosta dove nessuno potrebbe immaginare. Siamo nelle campagne adiacenti alla via vecchia che congiungeva Calimera e Melendugno, ma in agro di Vernole. Nella zona compresa tra i dolmen Placa e Gurgulante, un territorio quindi abitato da millenni, come dimostrano i due megaliti, ma anche le grandi pietre colossali che qui furono usate anche per la costruzione dei muretti a secco. E sopratutto, per dare vita a quello che, in mancanza di fonti scritte (irreperibili) chiamiamo “castello ciclopico”.
Si tratta veramente di una struttura impressionante, perché non ha paragoni simili nel panorama delle masserie salentine. Il recinto di questa serie di strutture è di forma quadrata, è costituito da grandi massi monolitici, è invaso dai rovi e dall’abbandono, e presenta su due lati opposti quattro ambienti affiancati, costruiti con pietrame informe, spesso però intonacato, sopra i quali svetta uno dei classici trulli che in Salento sono noti come “pagghiare“.
Solo che questa si slancia come una torretta, e in cima ha un camminamento di ronda circolare, e le feritoie, come un piccolo castello. Si tratta della prima e unica pagghiara fortificata del Salento. La caditoia, sebbene in parte crollata, si conserva ancora in tutta la sua struttura. Ed è disposta proprio sull’unico accesso alla struttura.
Dall’interno di questa strana costruzione si vede bene una piccola scalinata, e la nicchia da cui ci si poteva difendere, scagliando verso il basso pietre o altre oggetti di difesa. Eppure l’interno pare simile in tutto alle classiche pagghiare, persino la pietra di volta in cima al cono. La pianta è perfettamente circolare, e l’ambiente è servito da un camino, che certo serviva a riscaldarsi e cucinare. Tutto l’insediamento è circondato da un muro di cinta quadrangolare, costituito da grosse pietre, incastrate a secco ma con grande sapienza insieme a quelle più piccole. La torretta ne costituisce un angolo.
Alcune zone del muro sono purtroppo crollate. L’insediamento è isolato, nel cuore di un grande oliveto, ma in zona non c’è ombra di frantoi. La tecnica dell’intonaco “a bolo” è tipica del Cinquecento, come ha dimostrato più volte il professor Antonio Costantini indagando le masserie del Salento, quindi sarebbe ragionevole supporre quella data, per immaginare la nascita dell’insediamento. Certo è che nelle campagne di tutto il Salento non si è mai trovata una pagghiara con una caditoia per la difesa. L’ingresso dell’insediamento si trova dal lato opposto alla torretta.
Dalla corte si vede l’ingresso dall’interno, a metà strada fra esso e la torretta. Tutto è abbandonato e invaso dalla vegetazione, ma emana un fascino palpitante, dal vivo. Accanto alla torretta un piccolo edifico, anch’esso con la volta a tholos, una cupola perfettamente realizzata anch’essa con pietrame a secco. E’ molto basso, molto scomodo da utilizzare, forse non era destinato all’uomo ma a qualche animale.
Questa zona pone molti quesiti interessanti. L’abbiamo segnalata alla Soprintendenza Archeologica, con la speranza se ne possano occupare gli esperti, ma sopratutto per cercare di salvare questo posto straordinario della decadenza definitiva. Sembra proprio uno dei tanti casali medievali che colonizzarono il Salento durante il periodo delle incursioni turche, dal 1480 in poi, e che per difendersi adottarono gli unici mezzi a loro disposizione. Ma nella terra del Placa e del Gurgulante anche il fascino di tutte queste grandi pietre, questo è un paesaggio ancora tutto da scoprire!
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