Sulla strada che da Melendugno porta verso il mare, a San Foca, si erge (a pochi chilometri dal litorale) masseria Incioli. Si tratta di un poderoso insediamento fortificato cinquecentesco, che era attrezzato a respingere i saccheggi portati dai Turchi.
Si trovava proprio sulla linea fondamentale dell’arteria di commercio nota dalle fonti storiche come “via del Carro”, che congiungeva le principali masserie della costa adriatica ai porti di Brindisi e Otranto, per lo smercio dei prodotti agricoli.
Il processo di crescita dell’insediamento è testimoniato dallo sviluppo dell’edificio palazziato e dall’ampliamento dei rustici che si dispongono lungo i lato del cortile. Fino alla metà del 1700 il complesso edilizio era formato da una torre a due piani, collegati internamente da una scala in muratura, da alcune capanne e da un fienile.
Il 1746 la masseria risulta accatastata a Domenico Macchia “Bracciale” che l’aveva acquistata da don Vito Tarantino barone di Vernole.
Nel 1758, sempre di proprietà del Macchia, la masseria viene così descritta: “Posta nel feudo dell’Abazia di San Niceta, consiste in curti, casa di paglia, capanne, torre lamiata con camera sotto e sopra, due giardinetti, uno pieno di alberi comuni, e l’altro per uso d’aparo con molte bocche di api vacue, un giardinetto contiguo nominato la vigna con vigne, ed alberi comuni dentro.
Un’altra chiusura contigua nominata la chiusura delle Curti seminatoria e macchiosa con alberi d’olive, fiche ed un albero di noce dentro. La masseria comprende le seguenti chiusure: Cassano, l’Aja, chisurella, l’Abbazia, più il trisciolo avanti li curti con pozzo e pila per abbeverare gli animali, e con due alberi di fiche nel detto trisciolo”.
Sul prospetto un tempo c’era l’elegante stemma della famiglia Turrisi. Purtroppo sia questo che tanti altri elementi architettonici originali sono stati trafugati nel corso degli ultimi anni di abbandono.
La struttura, nonostante sia abbandonata, è ancora in buono stato di conservazione, e sarebbe auspicabile un restauro, magari per rendergli onore, visto il ruolo svolto nella storia minima salentina.
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