Costruita ad un solo chilometro dal mare, nella zona di massima allerta dove nei secoli XV-XVII impazzavano gli sbarchi di predoni Turchi, masseria San Basilio costituisce un valido esempio dell’architettura e della situazione storica delle popolazioni che vivevano il Salento in quegli anni.
Tutto il complesso masserizio ruota attorno alla torre centrale. La risega nella muratura che si vede ancora oggi intorno alla porta d’ingresso al piano terra farebbe pensare ad un ponte levatoio, e quindi ad una originaria torre troncopiramidale ad un unico piano.
La scala esterna sarebbe, pertanto, di epoca successiva anche perché il collegamento tra i due piani della torre avveniva mediante scala a pioli passante da una botola, dall’interno dell’edificio. Nel 1617 la masseria ricadeva nel feudo dell’abbazia di San Niceta, antichissimo complesso religioso che si trova a poca distanza, nell’entroterra.
Secondo le fonti di archivio, i beni della masseria consistevano “in torre, case terragne, pozzo, curti con muri di pietre e terre aperte e fattizze e macchiose”. Nel catasto onciario di Melendugno, del 1746, la troviamo invece riportata tra i beni di G. Battista d’Amelj della città di Bari, del quale è riportata questa frase indicativa: “utile barone di questa terra di Melendugno”.
La masseria nonostante l’abbandono si trova in una condizione che può ancora essere salvata. Il grande muro del recinto è indicativo del periodo a cui risale, ossia il Cinquecento: le pietre a secco sono infatti tenute assieme tramite un impasto caratteristico, il cosiddetto “bolo”, di terra rossa, che si usava proprio in quegli anni. Gli ambienti che si trovano affianco alla torre sono immediatamente successivi, voltati a botte o a stella, e dotati di grandi camini. Tutto il complesso può quindi ancora tornare a nuova vita.
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