Masseria Sciuscio

Carpignano

   

Storia e territorio

Cercare i luoghi oggi dimenticati della storia passata del Salento riserva sempre piacevoli e affascinanti passeggiate nelle solitarie campagne una volta brulicanti di lavoratori e contadini: Masseria Sciuscio, in territorio di Carpignano, lungo un’antica strada carraia che si dirigeva verso Otranto, è un piccolo mondo antico, miracolosamente rimasto ancora in piedi, nonostante i secoli e l’abbandono. Un’arteria molto profonda, coi solchi incisi parecchio nel banco roccioso, che forse si collegava alla più nota via Traiano-Calabra, passa proprio accanto alla masseria, e ci fa capire l’importanza che la struttura aveva per i traffici ed i commerci agricoli.

In parecchi punti è coperta dal terriccio e l’erba infestante, ma nel tratto visibile si può percorrere per centinaia di metri. Camminare lungo questa strada, nel silenzio pacifico di un territorio che oggi è completamente abbandonato, è molto appagante per lo spirito.

La strada è letteralmente scavata, non somiglia alle classiche carraie che siamo abituati a vedere nel Salento: questa è stata lavorata ad arte, non è il frutto del semplice passaggio dei carri. Lo si nota bene sul posto: il margine è stato tagliato regolarmente. Proprio lungo questa strada si pone Masseria Sciuscio, una bellissima costruzione cinquecentesca, che svetta sull’orizzonte di queste incantevoli campagne.

Entrati nel piazzale interno si coglie meglio la struttura della torre, un pò diversa delle classiche masserie fortificate che nacquero nel XVI secolo per difesa dalle frequenti incursioni turche. L’edificio turriforme presenta un camminamento per tutto il suo perimetro. La caditoia era posta proprio sopra la porta di accesso, ma è recentemente crollata, per via dell’abbandono.

Le strutture che le si sono addossate nacquero certamente qualche tempo dopo. L’ambiente interno non è eccessivamente grande, tuttavia è stato ben concepito, tutti gli spazi sono funzionali: il camino, gli stipi incassati nel muro, il finestrino per l’illuminazione posto in alto. Si può apprezzare una volta a botte, e sulla destra una piccola porticina, col legno vecchio di chissà quanti anni, da cui si accede al piano superiore. Per salirci, la scala, strettissima, incassata nel muro, conserva scalini parecchio consumati.

Il pavimento con le classiche “chianche”, invaso dalle infestanti, è ormai a cielo aperto. Da sopra, possiamo osservare le casupole che facevano da corollario alla torre. I tetti erano a canne, ricoperti da tegole, secondo una tradizione che nel Medioevo era assai consolidata. Affacciandosi sopra gli edifici adiacenti, si può notare meglio così i tetti di una volta! C’è un secondo ambiente, nella torre, ed anche qui non mancava il camino. Il balcone presenta caratteri raffinati, un gusto spiccato per le cose belle, anche in un luogo come questo, che nacque come dimora fortificata.

Percorrendo il camminamento di ronda, il pensiero torna indietro a tempi cupi, di saccheggi, scorrerie e lotte per la vita. A piano terra ci sono gli edifici dove sicuramente trovavano riparo contadini ed animali. I pavimenti erano ben curati e lastricati. I tetti a canne e tegole. Non manca ovviamente il pozzo. E sotto uno scavo, probabilmente ad uso e consumo delle bestie. Un piccolo mondo antico che meriterebbe un’opera di restauro per salvare un pezzo di storia minima salentina.

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Sito dedicato ai tour virtuali delle masserie storiche, nato per preservare e far riscoprire la cultura e le tradizioni rurali del territorio.

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