Sul sito dell’omonimo casale, inglobata nel feudo di Lequile, sorge masseria Tramacere, interessante manifestazione dell’architettura rurale, che è il risultato di ampliamenti e ristrutturazioni che si sono susseguiti nel corso dei secoli.
Presenta molte peculiarità, che si sono conservate nonostante l’abbandono, come l’eleganza dell’edificio palazzato centrale (talmente monumentale da far coniare per questo insediamento l’espressione di “masseria-villaggio”), la monumentalità del pozzo a tempietto, il complesso articolarsi dei cortili, la caratteristica torre colombaia, la razionale disposizione dei rustici e delle abitazioni dei contadini.
Accanto alla maestosa porta di accesso, che sembra veramente quella di un villaggio, c’è una chiesa, al cui interno però poco è rimasto degli arredi originari, ma soltanto resistono lacerti di affreschi e intonaci originali. Dagli archivi storici emerge l’importanza di questo ricco feudo, già attestato nei documenti del XIII secolo e che nei secoli successivi si arricchì di un fitto tessuto a masserie.
Feudo e casale furono di proprietà delle nobili famiglie Penzini e Marulli, e furono proprio i Penzini che, verso la fine del Cinquecento, fecero realizzare il monumentale pozzo, che, dopo i recenti crolli, conserva soltanto il ricco basamento con la serie di abbeveratoi disposti a corona intorno ai lati del pozzo stesso. Basta soltanto osservare i ruderi di questo pozzo per comprendere appieno l’importanza di ciò che significava questo complesso.
Dovrebbe essere un dovere, per chi di competenza, tentare un recupero per restituire alla comunità questo “castello” della civiltà contadina del Salento centrale.
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